bozze di viaggio

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7 passaggi del mio processo

Un tatuaggio non nasce da “problema → soluzione”, ma da un percorso di ascolto, ricerca e sperimentazione. Come un progetto architettonico, è il frutto di un processo creativo condiviso, ordinato ma aperto all’intuizione.

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Non volevo cambiare

A 45 anni mi sono ritrovato con la sensazione di aver perso, nonostante anni di lavoro e scelte “giuste”.
È stato il disegno a riportarmi a me stesso, fino a scoprire che non ero un architetto prestato all’arte, ma un artista prestato all’architettura.

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Perché tatuo

Disegnare storie è quello che ho sempre fatto, prima per non implodere, oggi per dare forma a ciò che le persone hanno dentro.
Il tatuaggio, per me, non è decorazione: è il modo più vero di dire qualcosa che non si riesce a dire in nessun altro modo.

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Qualcuno si tatua…

Qualcuno si tatua per non dimenticare.
Qualcuno perché ha perso e qualcuno perché ha vinto.
Qualcuno perché il dolore gli sembra onesto.
Qualcuno si tatua perché…

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Errori voluti…

C’è un modo di tatuare che non ha nulla a che vedere con la perfezione.
Non cerca la simmetria, non cerca l’equilibrio matematico, non cerca la linea perfetta che divide il “giusto” dallo “sbagliato”…

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Lasciare parlare i personaggi

Come il modo di creare i dialoghi di Quentin Tarantino hanno influenzato il mio modo di comporre il tatuaggio…

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Qualcuno si tatua per dire “io c’ero”