Se un’idea piace subito… è un problema.

Il problema delle idee che funzionano subito è che sono pericolose.

Il problema delle idee che funzionano subito è che sono pericolose.
Danno l’illusione di aver già trovato qualcosa, quando in realtà si è solo all’inizio.

Arriva un disegno, lo si guarda e sembra funzionare. È bello, è chiaro, si capisce subito.
E proprio per questo rilassa, fa sentire a posto, come se non ci fosse bisogno di andare oltre.

Questa cosa succede spesso. La prima idea, quasi sempre, sta in piedi.
Non è sbagliata, anzi. Ma è troppo facile. È come se scorresse senza opporre resistenza.

Perché quando qualcosa si riconosce al volo, spesso è perché arriva da fuori.
Magari non identico, magari rielaborato… ma è qualcosa che è già stato visto, già respirato, già assorbito e chissà da dove arriva.
E allora piace, certo. Ma non è detto che sia davvero nostro.

Col tempo diventa chiaro che il problema non è se un’idea è giusta o sbagliata, o se un disegno è bello o brutto… il problema è se lo sentiamo nostro oppure no.

E le cose davvero proprie raramente arrivano così, pulite e immediate.
Di solito passano da un territorio più confuso, meno comodo, dove non ci sono tutte le risposte e a volte non si sa nemmeno bene cosa si sta cercando.

Quando si inizia a mettere in discussione tutto, a parlare, a scavare, viene fuori che quella è solo la superficie e sotto c’è molto di più.
E la cosa interessante è che quasi sempre quello che emerge non ha più niente a che vedere con l’idea iniziale. E lì cambia tutto, perché smette di interessare qualcosa che funzioni subito e si comincia a cercare qualcosa che parli davvero della persona.

Siamo abituati a prendere qualcosa di già pronto, spesso pescato da simboli, immagini, significati che girano ovunque, e adattarlo al proprio racconto.
È rassicurante, perché si capisce subito e sembra sotto controllo. Ma il controllo, alla fine, è una trappola che ci tiene nella zona sicura, ma non porta mai davvero in profondità.

Poi qualcosa cambia il ritmo.
Entrano i dubbi, i ripensamenti, anche momenti in cui non si è più sicuri di niente.
E serve tempo, servono pause, perché certe cose non si possono forzare.

E questa cosa non vale solo per un tatuaggio. Vale un po’ per tutto.

Non interessa fare qualcosa che piaccia subito.
Interessa arrivare a qualcosa che abbia un senso per chi lo porta, qualcosa che continui a essere riconosciuto.

Per questo raramente mi fermo alla prima idea.
Non perché la prima sia sbagliata, ma perché quasi mai è l’ultima.