Ho lavorato nello studio di Fuksas a Roma e poi in quello di Renzo Piano a Genova.
Due visioni diverse, due scuole di pensiero. Due esperienze forti che mi hanno lasciato molto.
Non ero uno di quelli che sognano di mollare tutto per inseguire un sogno.
Anzi, avevo fatto tutto quello che si doveva fare. Il percorso giusto. Le scelte giuste.
Poi, con alcuni amici, abbiamo aperto uno studio nostro.
Eravamo bravi. Avevamo talento, visione, voglia.
Ci abbiamo creduto. Ci abbiamo provato. Fino in fondo.
Ma non ha funzionato.
I guadagni erano pochi, la fatica tanta, le soddisfazioni col contagocce.
E senza nemmeno accorgermene, mi sono ritrovato a 45 anni con addosso la sensazione di aver perso.
Non per mancanza di impegno. Ma perché qualcosa si era rotto dentro.
E non avevo più voglia di rimettere insieme i pezzi.
Eppure da qualche parte dovevo ripartire.
E per fortuna, non ero solo.
C’era una persona speciale accanto a me.
Una di quelle che ti vedono meglio di come tu ti vedi.
È stata lei a farmi rimettere le mani sul disegno. A ricordarmi chi ero.
O forse… a farmelo scoprire per la prima volta.
Perché alla fine ho capito questo:
non ero un architetto prestato all’arte.
Ero un artista prestato all’architettura.
Solo che non lo sapevo.
All’inizio non c’è stata nessuna vocazione.
Nessuna illuminazione.
Solo la necessità di trovare uno stipendio, e in fretta.
E per di più… i tatuaggi non mi piacevano nemmeno.
Per anni li avevo giudicati attraverso i miei bias, le mie convinzioni, i miei pregiudizi.
Poi è successo qualcosa.
O forse semplicemente ho iniziato a guardare meglio.
A capire che il tatuaggio, per alcune persone, non era un vezzo. Era una soglia.
Una presa di posizione. Un gesto identitario. Un modo per non perdersi.
E io lì, nel gesto, nel segno, mi sono finalmente riconosciuto.
Era da lì che dovevo ripartire.
Era da lì che avevo sempre parlato. Anche quando non lo sapevo.
Ho scritto un libro che racconta quello che qui ho appena sfiorato.
Si chiama “Non volevo cambiare”.
È la storia vera di chi ha mollato tutto per trovare se stesso.
Forse dentro c’è qualcosa che può servirti.
L’ho scritto per dare uno spunto a chi sente il bisogno di cambiare ma non sa come farlo. È dedicato a persone grandi, oltre i 40/45 anni quando si pensa che ormai tutto è stato fatto e tutti i giochi sono stati giocati e si pensa che sia troppo tardi.
Al momento è ancora in lavorazione, spero presto di poterlo pubblicare.