la mia filosofia

Un tatuaggio è molto più di inchiostro sotto la pelle…

il dilemma del porcospino

La mia visione nasce da una vita intera passata a dare voce alle emozioni attraverso il disegno. Sin da quando ho memoria, ho usato carta e matita per raccontare ciò che sentivo.
Oggi faccio la stessa cosa sulla pelle delle persone che si affidano a me.

Non è solo un mestiere: è il mio modo di comunicare, di trasformare emozioni in immagini. Quello che faccio per te non è diverso da quello che ho sempre fatto per me stesso: dare forma a ciò che provi.
Ogni progetto nasce dalla tua storia e dalla mia esperienza.

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Prima ancora di pensare al tatuaggio, voglio conoscere la persona.
Proprio come fanno i maestri di altre culture, mi prendo il tempo di sedermi con te, davanti a un caffè o una birra, e fare una chiacchierata rilassata di un’ora o più.

Questo momento serve a capire se c’è un feeling autentico e a costruire un legame.
Senza fretta, senza pressioni. Solo un dialogo sincero per creare qualcosa di profondo.

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Ogni tatuaggio, per me, è un po’ come un Horcrux (sì, quello di “tu-sai-chi”).
Quando lo creo, una parte della mia energia e della mia storia passa alla persona che lo indosserà, e viceversa. È uno scambio intimo: non si tratta solo di inchiostro, ma di condividere un frammento di chi siamo.

Per questo mi prendo il tempo di conoscere davvero chi ho davanti: voglio essere certo che ci sia una sintonia autentica, perché il tatuaggio che porterai con te sarà un pezzo di questo legame.

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Durante la sessione di tatuaggio ci sei solo tu.
Niente interruzioni, niente consulenze in mezzo. Tutte le conversazioni con nuovi clienti le faccio prima o dopo, perché ogni storia ha bisogno del suo spazio e ogni tatuaggio merita tutta la mia concentrazione.

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Se un disegno non mi convince, o se sento che non riflette davvero ciò che vuoi esprimere, lo dico apertamente. Ripartiamo insieme finché non troviamo qualcosa che ci rappresenti davvero.
Non voglio che tu esca dal mio studio con un tatuaggio di cui non sei convinto.
Non basta che sia bello: deve emozionarti, altrimenti non abbiamo raggiunto l’obiettivo.

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Per anni ho pensato che il tatuaggio fosse solo moda.
Poi ho capito che dietro ogni segno c’è un motivo che non sempre si vede.

Per questo, prima di iniziare, faccio sempre una domanda:
Perché ti vuoi tatuare?
Tatui chi sei stato? Tatui chi sei adesso? O chi vuoi diventare?

Un tatuaggio resta con te per tutta la vita. Nei momenti difficili può diventare una bussola, un ricordo vivo di ciò che conta davvero.

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Una volta ho ascoltato la canzone di Giorgio Gaber “Qualcuno era comunista”.
Mi ha colpito perché elenca, senza giudizio, le mille ragioni per cui una persona può sentirsi parte di qualcosa.
Ho voluto portare quello spirito nel mondo del tatuaggio.
Perché le ragioni sono davvero tante.

Qualcuno si tatua per non dimenticare.
Qualcuno perché ha perso e qualcuno perché ha vinto.
Qualcuno perché il dolore gli sembra onesto.
Qualcuno si tatua per ricordare sua madre.
Qualcuno si tatua perché la pelle è l’unico diario che non puoi perdere.
Qualcuno perché il frigorifero era già pieno di calamite.

Qualcuno si tatua per ricominciare da capo.
Qualcuno per sentirsi vivo.
Qualcuno si tatua perché non sopporta più di essere invisibile.
Qualcuno perché ha trovato se stesso.
Qualcuno per coprire un vecchio amore.
Qualcuno per coprire un vecchio tatuaggio di un vecchio amore.

Qualcuno si tatua perché non vuole guarire.
Qualcuno per fermare un dolore che cammina.
Qualcuno per darsi un nome.
Qualcuno perché ha visto il mare e non l’ha più dimenticato.
Qualcuno per lasciare un segno prima che tutto sparisca.
Qualcuno perché… il gatto doveva pur finire da qualche parte.

Qualcuno si tatua perché ogni centimetro di pelle è una battaglia vinta.
Qualcuno per dire “io c’ero”.
Qualcuno per avere una casa, almeno sulla pelle.
Qualcuno si tatua per gridare in silenzio.
Qualcuno si tatua per dire addio.
Qualcuno perché “era solo un simbolino piccolo”… e poi è diventato una mezza schiena.

Qualcuno si tatua per costruire una mappa quando si perderà.
Qualcuno per sentirsi più vero.
Qualcuno si tatua perché non sa scrivere poesie.
Qualcuno per far pace con ciò che è stato.
Qualcuno si tatua per celebrare una cicatrice.
Qualcuno perché aveva finito lo spazio sul diario.

Qualcuno si tatua perché non vuole dimenticare un sapore, un odore, un momento.
Qualcuno per sentirsi intero almeno una volta.
Qualcuno per non tornare indietro.
Qualcuno perché il dolore, almeno, ti parla chiaro.
Qualcuno perché, alla fine, la pelle è il libro che racconta meglio chi siamo.


Qualcuno si tatua perché un giorno vorrà guardarlo e dire: “Sì, ero io”.