Exodus 20,3

“Non avrai altro dio all’infuori di me”

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Descrizione

Il “diverso da noi” cerca, per un lungo istante, il nostro sguardo. Il suo è probabilmente l’ultima cosa che si riesce a notare, nell’oscurità della penombra. Ma una volta incrociata la profondità pungente di quegli occhi, che immaginiamo chiusi fino a un attimo prima, non si può che tentare di rispondere alle domande suggerite dall’ opera. Il Marziano sta pregando, in un luogo sospeso, in cui né spazio né tempo hanno importanza. Quale Dio sta pregando, su un inginocchiatoio antico rivestito di velluto, così in contrasto con la scarna immagine futurista del suo corpo nudo? La posa, le mani giunte sembrano rimandare a un dio terrestre, occidentale. Sul lato sinistro appare il passo del ventesimo capitolo dell’Esodo, nella Bibbia, che è diventato il primo comandamento della catechesi cristiana :”Non avrai altri dèi all’infuori di me”  . Ma se il “diverso da noi” fosse prostrato a faccia in giù come i musulmani, il senso non cambierebbe. Se , al di là di tutte le sue declinazioni cuturali, ci fosse un unico Dio, creatore dell’universo, avrebbe creato anche gli extraterrestri. E probabilmente anche loro cercherebbero in lui un’indicazione di scopo, un sostegno nelle fatiche dell’esistenza.  Cosa sta chiedendo, il Marziano, al suo Dio? Prega per se stesso, o per noi? Sta implorando la fine della peste che ha creato un corto circuito sul pianeta blu in cui gli sarebbe piaciuto venire in vacanza? Sta provando pietà per i terrestri, invischiati nel clima di follia collettiva che la pandemia ha generato? O quello sguardo tradisce disprezzo, lancia una sfida? “Salvati, umano, se ne sei capace”.  Verrebbe allora da cantare Finardi. Salvaci tu! “Extraterrestre, prtami via, voglio una stella che sia tutta mia. Extraterrestre , vienimi a cercare, voglio un pianeta su cui ricominciare” Poi però anche il protagonista di quel brano , dopo la fuga da un mondo che non gli piaceva e il soggiorno in uno diverso, si accorgeva che il dolore e le paure non sparivano. Che sarebbero rimaste, in qualunque luogo, finchè le avesse portate dentro di sé.  L’unico modo per cambiare davvero, è iniziare da dentro.
Quel ” diverso da noi” che prega , in fondo potrebbe non abitare su un altro pianeta. Potrebbe essere la parte di noi che non conosciamo, o che non vogliamo riconoscere e ascoltare. Forse sta pregando noi. Sfiorato da un raggio di luce, sotto la maschera che gli incornicia gli occhi e che, come tutti, ha imparato a indossare,  magari sta dicendo: “Perchè non sia solo uno slogan, in quella frase bisogna crederci : andrà tutto bene”.


Testo di Elena Malizia.